Sri Acharya T.K. Sribhashyam
Yoga e Ayurveda Resoconto di Aurelia Debenedetti (Milano)
Nei giorni 24 e 25 aprile 2003 Sri Acharya T.K. Sribhashyam è stato invitato a tenere due conferenze presso l’incontro annuale della Federazione italiana di Yoga a Tabiano Terme (Parma). Il tema propostogli è stato ‘Yoga e Ayurveda’. I partecipanti hanno dimostrato grande interesse ponendo domande e hanno ringraziato il maestro con un caloroso applauso. Ecco il riassunto dei due interventi.
‘’ L’obiettivo sia dello Yoga che dell’Ayurveda è la liberazione, il che significa non solo non rinascere, ma anche non morire di nuovo. Un mezzo per ottenere la liberazione è la meditazione. Per poter meditare occorre poter dimenticare gli inconvenienti fisici che rendono il corpo un ostacolo anziché permettergli di essere uno strumento. Ogni movimento mentale non ha nulla a che vedere con la meditazione. E’ invece un’impurità, impedisce la meditazione e, secondo l’Ayurveda, è una malattia. Lo scopo della scienza medica è di rendere l’uomo libero. I mezzi utilizzati sono spesso fisici, ma l’uomo, per la medicina indiana, è costituito da corpo, sfera mentale e anima e fa parte della creazione del Creatore. L’Ayurveda studia sia il rapporto tra le cellule, sia quello tra il corpo e l’anima. Per mantenere la salute l’Ayurveda propone una disciplina alimentare consona alla stagione, all’individuo, alla sua età e all’ambiente in cui vive. Qualunque causa di disarmonia in seno alla struttura socio-familiare si rifletterà sulla sfera mentale. Per ridurre le condizioni avverse determinate dall’ambiente sono proposte soluzioni semplici come la lettura di testi sacri, pellegrinaggi, preghiere, la meditazione, la lettura di racconti mitologici.
Quanto al corpo fisico le nostre cellule hanno due ruoli : quello di sostenere e proteggere il corpo e quello di evitare le aggressioni esterne da parte delle malattie siano esse di ordine fisico che di ordine mentale. L’Ayurveda dice che quando l’uomo soffre diventa molto materialista e non si rivolge a Dio, così la scienza medica si propone di ottenere una salute sufficiente affinché l’uomo possa essere libero di cercare Dio. Le malattie possono essere sia fisiche che mentali, ma possono anche essere causate dalle vite passate e, per queste ultime l’Ayurveda propone – come cura – Dhyâna, la contemplazione. Poiché il senso dell’ego è all’origine dell’impurità mentale, la medicina indiana dice che occorre che l’ego non ci invada poiché può essere causa di malattia. Per ristabilire l’equilibrio tra corpo e mente l’Ayurveda non propone asana bensì Prânâyâma. L’Ayurveda è una scienza più antica dei Sutra. Quando parliamo di Yoga talvolta ci riferiamo alla filosofia – e i Sutra sono soltanto una parte della filosofia indiana – talvolta allo Hatha Yoga. Gli obiettivi dello Yoga consistono nell’ottenere la salute e l’unione con Dio. Ciò implica che se ogni tessuto cellulare funzionerà in modo coordinato per ottenere la salute l’uomo potrà più agevolmente andare verso Dio. In questo senso Prânâyâma, asana e mudra sono utilizzati. Per ottenere l’equilibrio morale sono proposte delle discipline etiche e morali oltre ad una buona gestione delle attività sensoriali. L’uomo è dotato di una discreta capacità di difendersi dagli squilibri ma è sottoposto all’influenza di tre fattori : 1) il fattore che consente l’adesione 2) quello che separa e 3) quello che aumenta e diminuisce sia il primo sia il secondo fattore modificando l’equilibrio cellulare. L’Ayurveda ha la funzione di sostenere queste tre funzioni. Lo Yoga dice che quando vi è squilibrio fra queste 3 funzioni, il corpo smette di essere uno strumento e diventa un ostacolo. Per questa ragione tutti i testi sottolineano che la pratica dello Yoga deve essere sostenuta da un’alimentazione adeguata. Il corpo non è un ostacolo quando non è sciolto, diventa invece un ostacolo quando diventa l’immagine mentale durante la meditazione. Quando si pratica occorre evitare di pensare agli effetti prodotti dalla pratica. Se si pratica senza alcuno scopo, senza cercar la realizzazione di alcun obiettivo, si capirà perché per lo Yoga il corpo deve essere uno strumento e non un ostacolo e allora si comprenderà che nello yoga esiste la meditazione. Quando si medita la prima immagine che compare nel campo mentale è il corpo. Per evitare ciò occorre imparare a separare le sensazioni dal campo mentale. La confusione tra sensazioni e campo mentale è causato dall’apparato digerente e dall’alimentazione. Per questa ragione occorre badare all’alimentazione. Lo scopo finale è andare verso Dio, il che avverrà separandosi dal corpo, per quanto duro sia pensare che questo corpo che cerchiamo di abbellire deve separarsi dall’anima. Non è il corpo che ci aiuta a capire ciò che è immutabile in noi, né il nostro intelletto, che è strettamente legato al linguaggio verbale del pensiero. Non resta altro se non il campo mentale che è uno specchio che riflette ciò che gli viene presentato. Non rifletterà mai l’elemento immutabile se non glielo presenterete mai. Lo yoga dice che se non mettete nulla nel vostro mentale l’anima vi si rifletterà. Più si eliminano le emozioni, più l’anima verrà riflessa. Dhyâna (la contemplazione) consiste nell’introdurre un supporto senza immagine e senza valore nel campo mentale che, di per sé, non ha né valore né immagine. Ciò che è senza immagine non avrà alcun valore emozionale, né alcuna modificazione e, finché resterà nel campo mentale, null’altro potrà esservi. L’anima è slegata da ogni valore emozionale umano e, nella meditazione, deve mantenersi staccata dal forte aggancio delle emozioni. La causa di questo aggancio che imprigiona è l’attaccamento all’esistenza, la paura di perdere il corpo e la mente. Lo yoga e l’Ayurveda sostengono che è sempre possibile impedire che l’anima divenga impura a causa dell’attaccamento. Secondo lo yoga dobbiamo liberarci in questa vita poiché siamo nati umani e siamo sulla strada dello yoga. La sede dell’anima è il cuore, non quello fisico, bensì il cuore che sperimentate quando pensate all’anima. Questo cuore non è la sede definitiva dell’anima, è il luogo dove, ora, può ritrovare la sua strada verso Dio. Il primo passo di Dhyâna consiste nel mettere l’anima nel cuore e imparare ad avere una fiducia totale. L’anima è ciò che è immutabile.’’
Sri Acharya T.K. Sribhashyam
